lunedì, 01 giugno 2009

Ha inizio da oggi, lunedì 1° giugno, la Fiera del Libro sul blog Manuale di Mari!
Nuovamente, un'iniziativa unica per tutti gli esordienti e per gli amanti della lettura in generale. Se siete stanchi dei soliti titoli, se siete curiosi di scoprire nuovi talenti, nuove forme di scrittura e nuovi messaggi...partecipate numerosi! Troverete tutte le indicazioni e le copertine della Fiera al seguente link:
www.manualedimari.it/content/view/411/241/ 

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lunedì, 23 marzo 2009

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Oggi ha inizio la prima iniziativa della ricchissima stagione letteraria del portale Manuale di Mari: la quinta edizione del CONCORSO DI EMOZIONI!

Invito tutti i veri amanti della letteratura, della poesia, della prosa e dell'AMORE a partecipare a questa impareggiabile occasione di scambio e condivisione della nostra passione: scrivere!
In particolare, scrivere d'amore, in tutte le sue forme. Cliccate sul banner alla vostra sinistra per avere tutte le informazioni!

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lunedì, 09 marzo 2009

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La grandissima scrittrice Nicla Morletti ha recensito il mio romanzo!
Una nuova occasione per crescere con l'aiuto di grandi personaggi della letteratura italiana!
Un GRAZIE sincero ed onorato a Nicla.

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sabato, 24 gennaio 2009

Ha aperto a Roma, in via Basento 52 E/F, il primo punto vendita della casa editrice. La libreria si sviluppa su due piani, per complessivi 150 mq, ed espone tutti i titoli della casa editrice. Oltre a presentazioni e incontri letterari, questo spazio ospiterà mostre e programmi televisivi a carattere culturale.

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sabato, 17 gennaio 2009

Il Blog di Nicla Morletti - www.niclamorletti.net - in collaborazione con il Portale Manuale di Mari - Poesia e letteratura nei mari del web - www.manualedimari.it - ti invita a partecipare all’Iniziativa lanciata dalla Federazione Alzheimer Italia, grazie alla concessione del Segretariato Sociale RAI, per la raccolta fondi tramite SMS dal 19 al 25 gennaio prossimo.

AIUTACI AD AIUTARE CHI CHIAMA PRONTO ALZHEIMER
Dal 19 al 25 gennaio 2009 partecipa alla raccolta fondi “Pronto Alzheimer”.
Invia un SMS al 48586
da cellulare TIM, Vodafone, Wind, 3 e da telefono abilitato Telecom Italia per donare 1 euro o chiama da rete fissa Telecom Italia per donare 2 euro. Per maggiori dettagli:
http://www.alzheimer.it/solidale.html

Siccome bisogna raggiungere il maggior numero di persone in un breve arco di tempo chiediamo agli amici Blogger e Responsabili di siti web di aiutarci concretamente a diffondere questo annuncio pubblicandolo in modo integrale nella loro home page. Invitiamo tutti i siti web e i blog che aderiranno a segnalare l’avvenuta pubblicazione nel Blog di Nicla Morletti, lasciando un commento nel post dell’Iniziativa e segnalando il link del sito in cui è stato pubblicato l’annuncio.
Il Portale Manuale di Mari pubblicherà l’elenco di tutti i siti con cui supporteremo ogni volta le Associazioni e le Organizzazioni che operano nel settore della solidarietà e dell’assistenza. La Redazione selezionerà tra tutti i partecipanti alcuni siti e blog da recensire nel Portale Manuale di Mari.
Chi non ha un sito web o un blog può partecipare inviando poesie, brevi racconti, pensieri e riflessioni nei commenti al post dell’Iniziativa nel Blog di Nicla Morletti. Tra tutti i partecipanti sceglieremo un autore a cui donare un fiore offerto da Punto Flora -
www.puntoflora.com

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giovedì, 20 novembre 2008

Efèsto si asciugò il sudore che gli bagnava tutto il viso. Nella fucina la temperatura era altissima, al punto che, non potendo essere contenuta tutta nel laboratorio, rendeva l’atmosfera intorno all’Etna estremamente calda, fino a diffondersi nelle regioni più a Sud della penisola. I Ciclopi intorno a lui lavoravano sodo, soprattutto da quando l’eccellente Cedalione se ne era andato.

La fatica di Efèsto era aggravata dalla sua deformità: essere claudicante non aiutava gli spostamenti da un focolare all’altro, dall’incudine al maglio. Tuttavia, Efèsto era un gran lavoratore, il più grande fabbro ferraio che l’Olimpo avesse mai avuto e lavorare il ferro tutto il giorno, forgiare i sandali alati per Hermes, gli scudi per Zeus, le cinture e le armature per le divinità, i pezzi di ricambio per il carro di Helios, le frecce per Eros e miriadi di spade e battacchi gli teneva la mente occupata e gli impediva di rimuginare sulla cattiveria di sua madre Era, la quale, vergognandosi della sua bruttezza alla nascita lo aveva scagliato giù dall’Olimpo procurandogli quelle deformità che tanto aggravavano il suo duro lavoro. Fortunatamente aveva trovato una moglie adorabile, una donna che sapeva amarlo così com’era. Afrodite era il suo nome ed Efèsto riusciva a chiudere il laboratorio a sera tarda solo pensando che avrebbe poi raggiunto la sua sposa.

Quel giorno era una data speciale: il loro anniversario di matrimonio. Così, tra spade e scudi, Efèsto stava cercando il tempo per modellare anche un prezioso anello per Afrodite. Prese dal magazzino una lastrina di oro bianco, vi disegnò sopra un motivo floreale, praticò i fori e segò via le aree da togliere. Marcò il bordo con la lama di un seghetto e regolarizzò i solchi decorativi. Modellò fiori e gambo con un bulino e, per completare la sua opera d’amore, piegò la lastrina da anello saldandone le estremità. Il tocco finale: praticando un foro in uno dei fiori incisi, riuscì ad incassare un meraviglioso rubino.

Soddisfatto della sua opera, strofinò l’anello con della carta ruvida e lo incastrò in un piccolo scrigno di velluto. Quale luce avrebbe visto negli occhi di Afrodite quella sera!

Così, fantasticando sulla gioia che avrebbe recato alla moglie, Efèsto portò a termine il lavoro in fucina, spronando con allegre incitazioni i suoi aiutanti Ciclopi. Trasportato dall’entusiasmo, riordinò anche la Stanza delle Spade, posizionandole in ordine dalla più piccola alla più grande, dalla meno tagliente a quella più pericolosa, dalla più sottile alla più pesante.

Eccitato, decise di rincasare in anticipo e, prima che il carro di Helios ebbe trainato il Sole all’estremità dell’Occidente, chiuse la fucina e si affrettò verso casa.

Questo fu il suo errore, o forse l’errore fu di non essere mai rientrato in anticipo. Perché quando fu nei pressi della sua dimora, i suoi pensieri furono interrotti da un bisbigliare sommesso: era davvero Afrodite quella donna che accarezzava suo fratello Ares? Erano le sue braccia che cingevano la vita di un altro uomo?

Se avesse potuto, Efèsto si sarebbe trasformato in pietra, più dura dei suoi metalli, per non dover subire oltre quel dolore che affinava la lama nel suo cuore. Ma, poiché era il Dio dell’artigianato e non delle metamorfosi, tramutò in fretta quella sofferenza in una rabbia cieca e distruttiva. Tuttavia, anziché lanciarsi addosso ai nemici, tornò sui suoi passi e, deciso, riaprì la fucina pronto a realizzare un’arma degna della sfida che i suoi occhi avevano scoperto.

Mise a soqquadro l’intera Stanza delle Spade e, furioso, zoppicava da un’incudine a un’altra. E fu proprio mentre assemblava i materiali e le varie parti della sua invenzione che, riproponendosi nella sua mente l’immagine dell’adultera, in un accesso d’ira prese a scagliare qualsiasi arma le sue mani trovavano per il laboratorio. La collera era ad un livello tale che sembrava materializzarsi nelle sue braccia e dotarlo di una forza erculea, tanto da far arrivare spade e martelli a miglia di distanza.

La leggenda vuole che uno di questi atterrasse proprio ai piedi del Monte Cucco, in Umbria, una regione così lontana dalla rabbia di Efèsto, ma sufficientemente vicina per la sua violenza. Penetrò nella piccola muraglia di rocce che protegge la vallata e l’anfiteatro di lecci alle sue spalle, tanto che Helios, il Dio del Sole che tutto vede, gli diede il nome di “Spaccatura delle Lecce”.

Ancora oggi è possibile immaginare come la furia del Dio abbia potuto fendere la roccia, ammirando la cornice evocativa di pietra grigia e lo scrigno verde in primavera e bruciato in autunno che fa capolino dalla “spaccatura”, quasi volesse capire, curioso, il motivo di tanta impetuosità.

Si sa, i miti greci hanno sempre affascinato i lettori più fantasiosi e la “Spaccatura delle Lecce” offre un’occasione pittoresca per poter gustare la storia non solo nei libri e nelle letterature, ma anche nel paesaggio che ci circonda. Se poi si aggiunge tutto il contorno, l’opportunità diventa davvero allettante. La serendipità è una peculiarità dei viaggi e delle scoperte e il Parco di Monte Cucco intende offrire questo all’esploratore più intrepido come al forestiero più pacato.

La rivelazione è duplice, un po’ come la Sacher Torte: si assapora già con gli occhi quella glassa di cioccolato fondente che lascia intendere una cremosità quasi sensuale e le nostre papille gustative si preparano a mordere un concentrato di cacao, quando vengono sorprese dall’inconsueto strato di marmellata. Sulle prime ci si stupisce, poi ci si lascia coinvolgere da quel vortice di sapori che solo la Sacher sa amalgamare.

Allo stesso modo, si arriva nel Parco per contemplare l’opera di un Dio nella roccia e poi si scopre un intero mondo da esplorare. Le attrattive del Parco sono molteplici, ma non mi riferisco alle “classiche” passeggiate fra i sentieri tracciati, o alle diverse specie di piante e di animali efficacemente descritte nei pannelli lungo la strada. Ognuno sa trovare i suoi incanti e le sue magie, le sue scoperte, in linea con le proprie ricerche. Entrando nel Parco, oltre la Spaccatura, smarrendo la “diritta via” e costruendosi un proprio percorso, ci si accorge di come la natura di quel monte sia in grado di darci particolari e sfumature che le cartine non riportano.

Scoprire il Parco non è prerogativa di naturalisti romantici o geologi studiosi. E’ ritrovare in noi un istinto primordiale come può essere quello che ci spinge a cercare e a motivare o semplicemente “otiare” fra gli alberi e le pietre per comprendere quanto sia spaventosamente scioccante scoprire la perfezione di una foglia, il mutare dei colori della vegetazione, individuare quello scoiattolo che solo nei cartoni animati si era conosciuto, sentire la vita non più sotto una pelle umana, ma anche fra le cortecce rugose.

Siamo così abituati alla vita civilizzata che dimentichiamo che intorno a noi la natura continua ad esistere, a seguire il proprio corso, i propri ritmi. Si dice tanto che l’uomo ha sopraffatto l’ambiente ma, poiché il padrone alla fine è l’unico vero servo, continuiamo ad essere noi che dipendiamo da stagioni scandite dal territorio, noi che dobbiamo adattarci agli sbalzi di temperatura, ai pendii, alle curve delle colline, alla composizione dei terreni, al profilo delle montagne.

Il Parco del Monte Cucco “non si è ritrovato a Sigillo”, ma è Sigillo che vi si è incastrato. Così come è la spada di Efèsto che si è conficcata nella muraglia di rocce e non la Spaccatura che gli è corsa incontro.

Siamo noi che possiamo muoverci verso i doni che il paesaggio ci regala e la Spaccatura delle Lecce è un omaggio davvero raro.

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lunedì, 03 novembre 2008

"Popolo di poeti" è un'iniziativa Rai per incentivare la poesia in Italia. Si tratta di un concorso che ha cadenza settimanale: ogni domenica il conduttore Pippo Baudo rende pubblico il tema del quale dovranno trattare gli scritti; si ha tempo fino al venerdì seguente per inviare (via posta ordinaria o via email) una poesia di massimo 20 versi. La giuria del programma ne sceglierà due che la domenica seguente andranno in finale, cioè lette durante la trasmissione e poi tele-votate. Il poeta vincitore riceverà un premio in denaro, il che ci fa comodo di questi tempi e, in ogni caso, nel faticoso e non retribuito mondo della cultura italiana!

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sabato, 04 ottobre 2008

 14-6Si sa che il luogo in cui abitiamo è sempre l’ultimo che visitiamo. L’abitudine ci costringe a non prestare attenzione al quotidiano e la frenesia nel voler scoprire, viaggiare, visitare e conoscere ci porta sempre più lontano di dove siamo già. Forse è che nel nostro tentativo di evadere dai problemi e dalla routine, rincorriamo mete sempre più lontane, quasi che fuggire fisicamente corrisponda ad allontanare i nostri pensieri. Senza dubbio, esplorare nuove terre è affascinante, ma se potessimo imparare a dare importanza anche al ritorno da questi viaggi, e non solo alla loro durata, scopriremmo che tornare a casa può essere un percorso altrettanto suggestivo.

Personalmente, ho attraversato l’Europa fino ad arrivare in Oceania. Ho studiato fuori casa, cambiando regione e città, ma nonostante io viva da sempre in Umbria, nel punto esatto in cui le montagne dell’Appennino poggiano i loro piedi, è solo dopo più di vent’anni che mi sono accorta di abitare a Sigillo. E me ne rendo conto ad ogni rientro, ogni volta con lo stesso stupore.

E’ in questi momenti che penso a quanto l’universale bellezza del “mio” Parco dovrebbe essere raccolta da tutti. Il fascino delle forze naturali in cui vivo da sempre è così esuberante che vorrei gridare al mondo infelice di venire a ritrovarsi proprio qui, dove io abito, dove io mi sto ritrovando.

Il Parco che circonda me e la mia abitazione è il Parco di Monte Cucco, rinomato per il turismo dei piloti di deltaplano, per la particolarissima Spaccatura delle Lecce, per la flora e la fauna ancora in vita. Abbiamo, dunque, già tutti gli ingredienti per un piatto da non lasciarsi scappare. Ma ciò che più mi lega al mio paese, a Sigillo, è il piedistallo del Monte, ovvero la campagna che lo circonda. Muta aspetto ad ogni stagione, come una donna cambia abito, sempre azzeccato, sorprendente. Come in un teatrino, indossa maschere sempre diverse nell’arco della giornata: è fresca di mattina, bagnata di rugiada, quando gli alberi se ne stanno immobili intorpiditi dal mattino e gli uccellini aspettano l’alba; si stiracchia ai primi raggi di sole, la campagna di Sigillo, e nel pomeriggio è ormai indaffarata nel suo lavoro di natura; si corica la sera, scrollandosi i movimenti del giorno appena passato.

DSCN2565Alcuni lettori potrebbero obiettare: il locus amoenus è solo un’invenzione letteraria e gli uccellini cinguettano allegri solo nelle fiabe. E capisco tutto questo, perché la società del ventunesimo secolo è abituata a grandi città, al grigio, ai rumori fastidiosi, alla fretta, al respiro affannato dal traffico e dall’aria malata e riconosce la natura spontanea solo nei pellegrinaggi fuori Nazione, negli itinerari lontani dall’hic et nunc. E’ comprensibile, ma non veritiero. Sigillo esiste, la “mia” campagna esiste, qui come altrove in Italia e nel mondo. La mia fortuna è essere nata già in questo deittico “qui” e l’unica cosa che posso fare è condividerlo con gli altri, anche solo immortalando in uno scatto alcune ore della giornata in cui la campagna avverte che quello è uno spettacolo che non si ripete.

Quando ero piccola mia madre mi descriveva la nebbia di prima mattina come il velo della montagna e, così, io ero convinta che in quei momenti Monte Cucco si sposasse con il cielo e che io facessi parte delle damigelle che, con i campi intorno a me, sollevavano lo strascico.

Ora che non sono più una bambina continuo a percepire la campagna intorno a me come una persona che comunica i suoi stati d’animo, le sue scoperte, le sue gioie e le sue disgrazie attraverso le più varie manifestazioni. Così, quando percorro la strada bianca che dal monte mi inoltra negli spazi aperti, nell’ora in cui il sole bacia le colline di rosa e di arancione, so che vuole congedarsi da me anche in quel giorno con un ultimo spettacolo rivelatore ed è in quel momento che sento il bisogno di scattare una foto, perché so che la campagna è vanitosa e vorrebbe che tutti la vedessero vestita così, di luce e di magia. Le foto sono il suo biglietto da visita per il resto del mondo.

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mercoledì, 07 maggio 2008
Il mio sogno una settimana fa ha viaggiato nel tempo e nello spazio. Il Caffè Letterario di una dama ottocentesca è comparso nella cripta di Sigillo. Luci morbide e calde, tavolini rotondi in ferro battuto fermi come ballerini nella loro posizione artistica. Al centro di ogni tavolino, una piccola composizione di rose e attorno quattro tazze da thè e un piccolo vassoio di pasticcini.
La presentazione del mio libro…Quando salgo i pochi scalini ed entro in quel piccolo mondo del passato e delle mie fantasie tutto si preannuncia magico e nella mia testa ha inizio una melodia inaspettata. Mi sento una sposa circondata da sincere ammirazioni. Tra le braccia un mazzo di fiori, nei miei occhi gli occhi lucidi degli ospiti e stringo le mani a me più care, quelle che hanno accompagnato davvero il mio cuore. E tutto è un sogno, al punto che temo non sia la realtà. Meno male che vengono scattate delle foto, future testimoni di un evento reale. E mi sento una sposa…il fotografo ufficiale, il relatore che spiega davvero il mio libro e sembra essere sincero in tutti quei complimenti, il thè che viene servito, gli attori che mi interpretano, la fievole musica, i fiori, il Sindaco… E stringo questo ricordo, questo dono che tutti, ieri, mi hanno fatto… tra loro ho visto Alice, era bambina e stupefatta guardava incredula il suo sogno che si materializzava intorno a lei…e stata succedendo davvero.
Quindi ad Antonella il sindaco, ad Oriana, ad Arte e Dintorni, a Chiara, Bibi e Marco i tre meravigliosi attori che sanno rendere ogni scritto un’opera speciale, al paziente relatore, alle mie maestre, ai miei professori, a mia madre, ai miei compagni, a tutti coloro che hanno reso vivo il mio sogno, GRAZIE.
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giovedì, 24 aprile 2008

Premetto che:
1. Non sono una traduttrice professionista
2. Non sono una critica letteraria
3. Non sono una vera scrittrice
Ma dal momento che questo blog è nato sulla e per la letteratura e tutto ciò che c'è di affine, posso prendermi (almeno qui) la libertà di discutere di queste materie, una certa licenza d'autore insomma.
Con queste premesse posso dire che la scrittura (e, quindi, la letteratura) non è solo quella firmata "Dante" o "Dan Brown", nè è solo quella che viene proposta a teatro o nei licei. Dove voglio arrivare? Ai Baci Perugina (e non è pubblicità occulta!). Ebbene sì, essi sono per me quasi un connubio celestiale: cioccolato e parole, cacao e inchiostro, palato e mente. Ora, è vero che molte volte, sotto l'argento puntellato di stelline blu troviamo frasi scontate o estremamente "mocciane". Altrettante volte, però, la Nestlè ci regala spunti interessanti, spesso di autori autorevoli.
Così, poichè fra le mie mani si scioglie un Bacio al giorno, mi imbatto più volte in nuove scoperte. Considerando anche la natura fortemente limitata della mia cultura e memoria, le novità sono per me frequenti.
Bacio Perugina
Oggi proporrei questa velina:
"Un baiser c'est un secret qui prend la bouche pour oreille" di Edmond Rostand.
Non so chi siano i traduttori che lavorano per la Perugina, ma, chiunque essi siano, hanno leggermente allontanato la versione italiana dall'originale:
"Il Bacio è un segreto sussurrato a una bocca anzichè ad un orecchio". Immagino che la maiuscola in "bacio" sia uno stratagemma adottato per richiamare, chiaramente, il prodotto commerciale. Comunque, a parte questo, nonostante la frase sia resa in un italiano corretto e semanticamente piacevole, vorrei sottolineare, per rispetto nei confronti di uno scrittore, che Rostand cercò di dirla in un modo un po' diverso, del tipo:
"Un bacio è un segreto che scambia la bocca per orecchio".
Ma convengo che la prima resa sia senza dubbio più poetica.
Resta il fatto che questa velina ci regala un'immagine interessante, con la quale non fatichiamo molto a concordare. Pensiamo solo che si usa lo stesso verbo "sentire" per le orecchie e per le sensazioni che un bacio può darci.
Colgo l'occasione dei Baci Perugina per ricordare ai lettori che Edmond Eugène Alexis Rostand è stato un celebre poeta e drammaturgo francese, passato alla storia soprattutto come l'autore dell'opera teatrale "Cyrano de Bergerac".

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